Come reagire in caso di rapina

I consigli di Roberta Bruzzone criminologa

Come reagire in caso di rapina…alcuni consigli utili

Il tragico epilogo nel caso di Beau Solomon, il brillante studente statunitense gettato nel Tevere la notte tra il 30 giugno e il primo luglio e ritrovato morto alcuni giorni dopo, ha prepotentemente riportato alla ribalta il tema, a dir poco incandescente e da sempre al centro del dibattito politico, della sicurezza nelle nostre città.

Qualche giorno fa infatti il GIP Dr.ssa Agrimi ha convalidato la custodia cautelare in carcere nei confronti di Massimo Galioto (che durante l’interrogatorio di garanzia ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere) , il cosiddetto «punkabbestia» 41enne fermato per il delitto di Solomon.

Secondo quanto hanno ricostruito sino ad ora gli inquirenti, Beau Solomon sarebbe stato gettato nel Tevere da Galioto subito dopo che lo studente aveva tentato opporsi ad un tentativo di rapina mentre si trovava sulla banchina del fiume, a pochi metri dal ponte Garibaldi.

Ma potrebbe trattarsi di una vicenda ben più complessa dal momento che ora potrebbe essere riaperto anche il caso di Federico Carnicci, ex operaio e artista di strada originario di Pontedera che era scomparso nel Tevere il 7 luglio del 2015. L’uomo, proprio come Beau Solomon, era stato ritrovato in acqua ormai cadavere una decina di giorni dopo la scomparsa.

Carnicci e Massimo Galioto si conoscevano e, a quanto emergerebbe, frequentavano gli stessi ambienti. Indubbiamente questa brutta storia invita tutti ad una utile e doverosa riflessione: come è possibile reagire in maniera strategica ad un tentativo di rapina e ridurre al minimo il rischio di ricevere danni fisici? Del resto, per poter realisticamente avere qualche possibilità di contenere il danno bisogna in primis non farsi cogliere impreparati dall’evento (evento che, per definizione, si manifesta in maniera imprevedibile…).

Quindi meglio dedicare qualche minuto alla lettura di queste indicazioni su quali condotte mettere in campo durante una rapina. Tali consigli pratici possono essere molto utili non solo per contenere al minimo possibile il danno, ma anche per agevolare gli investigatori nell’individuazione e nella cattura dell’aggressore (prevenendo quindi ulteriori atti commessi dallo stesso autore). In primis dobbiamo capire il più rapidamente possibile di quale tipo di rapina si tratta.

Esistono infatti due categorie principali: “rapina in senso proprio” e “rapina impropria”. Nel primo caso abbiamo a che fare con un soggetto che ha già deciso di commettere una rapina prima di entrare in azione ed individua il target osservandone i comportamenti e le abitudini per individuare lo scenario, sotto il profilo temporale, a lui più favorevole per colpire (rapina in senso proprio).

Quando invece ci troviamo di fronte ad un soggetto che ha deciso di compiere un furto ma, dopo la reazione messa in campo dalla vittima che ostacola/impedisce il compimento del reato, passa all’uso di minaccia fisica o di violenza vera e propria, abbiamo a che fare con una cosiddetta rapina impropria. Sembra essere questo il tipo di scenario in cui è maturato il decesso dello studente Beau Solomon.

In entrambi i casi si consiglia di non reagire in maniera aggressiva, non tentare di scappare, rallentare il più possibile l’azione del soggetto, mostrarsi disponibile e accettare le sue condizioni/richieste, mantenere il controllo sui propri stati emotivi, evitare di mettersi a piangere/gridare (tali comportamenti tendono ad aumentare la violenza da parte dell’aggressore); cercare di comunicare con l’aggressore utilizzando un tono pacato, scandendo bene ciascuna parola (comunicare con l’aggressore può rivelarsi il miglior modo per contenere l’uso di violenza fisica dal momento che tende ad abbassare le difese dell’aggressore sotto il profilo razionale), evitare di guardare in maniera diretta il volto dell’aggressore (guardarlo in volto in maniera persistente potrebbe comportare un’escalation di violenza) ma focalizzarsi su tutta una serie di elementi per fissarli bene in mente tra cui capi di abbigliamento indossati, presenza di tratti caratteristici/accenti particolati/tic nervosi, possibile nazionalità/gruppo etnico, direzione in cui il soggetto si allontana dopo aver lasciato la scena del crimine, eventuali mezzi utilizzati per allontanarsi.

Una volta che l’aggressore ha lasciato la scena del crimine, per agevolare il lavoro degli investigatori è importante restare sul posto fino all’arrivo della Polizia (e invitare tutti i presenti a fare lo stesso), non toccare nulla per non compromettere la ricerca di tracce da parte degli specialisti del sopralluogo tecnico, evitare di calpestare la zona che è stata impegnata dalla presenza dell’aggressore (in particolare via di accesso e di fuga).

Roberta Bruzzone