Omicidi di matrice sessuale – alcune considerazioni -

Omicidi di matrice sessuale – alcune considerazioni –

 

Quando parliamo di omicidi di matrice sessuale ci rivolgiamo ad uno scenario di interesse criminologico tra i più complessi ed articolati. Gli stessi autori di reati sessuali (o sex offenders) rappresentano un gruppo piuttosto eterogeneo, di cui fanno parte soggetti che possono commettere atti molto diversi tra cui gli stupratori di vittime adulte, i child sex abusers (o pedofili, come comunemente vengono indicati, anche se in maniera impropria, nel gergo comune), gli esibizionisti, i voyeristi, i sadici e la lista potrebbe essere ben più ampia. La principale complessità in tale ambito è rappresentata dalla necessità di definire con precisione quali sono gli elementi che devono necessariamente manifestarsi per poter parlare di omicidio a sfondo sessuale. Occorre cioè individuare i cosiddetti “comportamenti” suscettibili di essere interpretati/considerati come espressione di atti sessualizzati anche quando, almeno in apparenza, dalle modalità con cui un delitto è stato commesso non sembrano emergere atti sessualmente espliciti. Abbiamo diverse possibili tipologie di omicidi di matrice sessuale che rientrano principalmente tra gli:

  1. Omicidi commessi nel corso di un’aggressione sessuale;
  2. Omicidi per libidine (o sadici) – in cui il rituale sessuale assume importanza primaria per l’aggressore e rappresenta una trasposizione sul piano reale delle fantasie perverse del soggetto; a questa categoria appartengono le serie di delitti più feroci che hanno suscitato grande interesse sotto il profilo criminologico ed investigativo;
  3. Omicidi dopo un atto sessuale per distruggere le prove/eliminare un testimone scomodo;

Molto spesso per tentare di spiegare questo genere di delitti viene chiamata in causa la “follia”. Ma, come sostiene da sempre Romolo Rossi, uno dei più importanti Psichiatri Forensi italiani, bisogna stare molto attenti a non basare il concetto di sanità mentale su quello che è avvenuto durante l’atto criminale. Sostenere che un soggetto, dal momento che ha commesso orrendi crimini allora deve essere “matto”, significa cercare di dimostrare la tesi con l’assunto, ed è sicuramente una strada molto pericolosa oltre che priva di fondamento sotto il profilo scientifico. Tante persone “normali” sotto il profilo psichiatrico, come ad esempio i killer al soldo della mafia, uccidono molta gente. La presunta “follia” non può diventare una sorta di ansiolitico collettivo per tentare di spiegare manifestazioni che hanno a che fare con il lato oscuro del genere umano che alberga, seppur in misura sicuramente differente, in ciascuno di noi.

Roberta Bruzzone